È arrivato il momento di dirvelo.

Ho scritto queste poesie in punta di piedi, nei momenti in cui non sapevo bene come stare con quello che sentivo.

Le ho scritte per capire cosa rimane quando qualcosa finisce — una vita, una relazione, una stagione, una versione di noi stessi.

Lasciarsi è restare ancora è la mia nuova raccolta, ed è appena uscita per Edizioni Ensemble, nella collana Alter.
Il titolo dice già tutto, o forse non dice niente — e forse è esattamente così che deve essere.

Perché certe cose non si spiegano, si abitano. E io ho cercato di abitarle verso dopo verso, con tutta l’onestà che riuscivo a trovare.

Rory Cappelli ha scritto che questa raccolta è «frammentaria, intima, capace di parlare a chiunque abbia conosciuto la mancanza».
Jacopo Chiostri, invece, che sono riuscita a raccontare il dolore senza farne un idolo.

Leggerli mi ha commossa, perché erano esattamente le cose che  intendevo trasmettere.

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